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    September 18

    Il Papa parla al mondo ma il mondo è troppo grande per i giornali italiani

    Stefano Fontana
    22 Agosto 2008

    Il papa parla di razzismo e intolleranza? Aveva senz’altro in mente le impronte ai rom, il “razzismo strisciante” del governo italiano e la polemica con Famiglia Cristiana. Questo almeno a leggere i principali giornali di lunedì scorso, a cominciare dal Corriere, secondo i quali il papa, chiedendo durante l’angelus di domenica scorsa maggiore disponibilità all’accoglienza, ha voluto chiudere la polemica con il giornale dei paolini. Si rimane sempre stupiti – nonostante capiti così spesso – di come la stampa si dimentichi che il papa sì, risiede a Roma, ma assume un’ottica un po’ più ampia delle cosucce romane

    Proviamo ad allargare un po’ lo sguardo. Nello stesso giorno nell’Andhra Pradesh (India) sono stati trovati i “pezzi” – letteralmente, non metaforicamente – del corpo di un sacerdote francescano, padre Thomas Pandipally, 37 anni, ucciso mentre stava recandosi a celebrare la messa. Il giorno di ferragosto 450 fedeli cristiani dello Sri Lanka, per potersi recare al santuario di Nostra Signora di Madhu Shrine per celebrare la festa liturgica dell’Assunta hanno dovuto rischiare la vita, attraversando sotto scorta armata le terre in mano ai guerriglieri Tamil. Hanno rischiato anche i circa mille cinesi che, evitando la rigida sorveglianza, hanno celebrato la festa dell’Assunta con il vescovo della Chiesa clandestina Julius Jia Zhiguo of Zhengding, nella provincia di Hebei. Pochi giorni prima – precisamente l’8 agosto -  si era conclusa a Città del Messico la XVII Conferenza dell’ONU sull’Aids, incentrata tra l’altro sulle discriminazioni che i malati di Aids sopportano in varie parti del mondo, da cui è emerso che a combattere contro questa discriminazione sono soprattutto i cattolici dato che un quarto dell’assistenza ai malati di AIDS in Africa è fornita da agenzie collegate con la Chiesa cattolica, che il 27 per cento delle istituzioni che combattono l’HIV nel mondo appartengono alla Chiesa cattolica e che ci sono Paesi poveri in cui i cattolici provvedono fino al 40 per cento dei servizi sanitari. Sempre nei giorni precedenti l’Angelus del papa, in Sudafrica si scatenavano le violenze contro i profughi dallo Zimbabwe, odiati non solo perché contendono  il cibo dei sudafricani, ma soprattutto perché sono di razza diversa. Nell’isola di Mindanao (Filippine) la minoranza cristiana è oggetto in questi giorni di mille violenze nel mezzo del braccio di ferro tra maggioranza islamica e  truppe governative.

    Ora, mi chiedo: perché mai il papa, lamentando che in varie nazioni ci sia un ritorno di razzismo e intolleranza, non poteva avere in mente Padre Thomas Pandipally, i fedeli cinesi, quelli dello Sri Lanka, i malati di Aids discriminati in molte parti del mondo, gli affamati profughi dello Zimbabwe trucidati per motivi razziali, i cristiani filippini, ma doveva principalmente pensare a don Sciortino e al ministro Maroni? Perché scopo principale del suo intervento, che prendeva le mosse dalle letture bibliche della domenica e tirava in ballo nientemeno che Isaia e San Paolo, doveva parare unicamente a “chiudere la polemica” con Famiglia Cristiana? Perché, nonostante il portavoce del Vaticano precisasse che nelle parole del papa non c’erano riferimenti politici, tutti i giornali quei riferimenti politici li hanno costruiti? Perché politici della maggioranza hanno dovuto difendersi, come se il papa ce l’avesse con il governo italiano?

    Il panorama è sconfortante perché strumentalizzare le parole del papa è il modo migliore per non farsene investire. Se il papa parla al governo italiano non parla a me. Se il razzismo è rilevare le impronte ai rom, la difesa dei cristiani dall’intolleranza in giro per il mondo non è affar mio. Se intollerante è il governo in carica in Italia, io non sono intollerante. Se intolleranti siamo solo noi verso i rom o gli immigrati, quella dei cinesi o dei sudafricani non è intolleranza. La chiusura particolaristica sterilizza la provocazione e Isaia, San Paolo, Benedetto XVI vengono inghiottiti nel nostro pettegolezzo provinciale. Per chi parla il papa? Il papa parla al mondo per il mondo, ma il mondo è troppo grande per i giornali italiani.
    (Da "L'Occidentale")